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la PoliArt riaprirà a settembre









a cura di Leonardo Conti

fino al 5 giugno 2019


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La PoliArt Contemporary di Milano presenta The Ring of Rhymes, personale dedicata al celebre ciclo delle Rime di Giovanni Lombardini. L’esposizione di trenta opere, tutte di piccolo formato (cm 30X30), disegna un grande anello attraverso le pareti della galleria, trattenendo i visitatori all’interno di una specie di incantamento.

La galleria (o il museo) è da sempre lo spazio vitale della fruizione: da lì si lanciano gli sguardi perché è lì che le opere si affacciano. Ora, con questo inedito allestimento, Lombardini amplifica a dismisura quello spazio vitale: in un gioco complesso di potenza visiva e di segreti specchi e rimandi, lo trasforma nel misterioso luogo della profondità delle opere, cui finalmente si ha accesso. Basta scegliere un punto fermo su cui ruotare, un centro possibile – o forse sarebbe meglio dire un de-centro -, per compiere un viaggio nell’immagine di se stessi riflessa senza fine nel colore e nella luces. The Ring of Rhymes è soprattutto questo: un viaggio all’interno di un incantesimo, in cui l’arte ci restituisce uguali e diversi.

Del resto, anche Lombardini è un grande viaggiatore, per quanto una simile affermazione potrebbe apparire paradossale, poiché, nella realtà, l’artista non si è in pratica mai mosso dalle verdi colline della Romagna: Lombardini è un viaggiatore dello sguardo, dall’alto, rivolto a est, lontano, fin dove gli incomparabili cielo e mare si fondono in un barbaglio.
Là i suoi sterminati viaggi si dirigono e tutti si compiono nel luogo invalicabile in cui gli altri incomparabili e irriducibili di realtà e arte si lambiscono, si sfiorano, quasi si confondono, quasi l’uno l’altra faccia dell’altro.
Spingersi sino all’ultima superficie, oltre l’ultimo velo, questo è l’instancabile viaggiare di Giovanni Lombardini. La sua è una pittura del limite e ogni opera pare inscriversi nel millenario avvertimento: Hic sunt leones. Per traguardare la fine di un mondo e l’inizio di un altro bisogna avere il coraggio di Ulisse, essere pronti ad affrontare, dopo il ciclope, la maga, le sirene, persino l’ultimo gorgo che non ti restituisce.
Quasi in una quiete prima della tempesta, le Rime si distendono sterminate e interminabili, come orizzonti verticali che trapassano gli sguardi. Laddove la superficie si sprofonda, scavano nell’aria un vuoto di noi, già nel dominio degli specchi, in cui, ecco, arte e realtà si fondono, finché l’ultima luce non si perda nello spazio e nel colore, spenti dalla sera.

Le Rime variabili di questo Ring of Rhymes sono anche musicali, sono melodie di timbri (la musicale klangfarbenmelodie di schoenberghiana memoria): il colore rutilante sgorga dalla verticale mediana del quadro, e di rima in rima si dipana ogni opera intera, in un’esondazione inarrestabile che arrotonda i bordi e va, fino ad abitare la parete.

Tuttavia, questa forza del colore, resa lucidissima dall’acrilico trasparente, d’improvviso svela il segreto della realtà circostante, è lo specchio, e a noi, quasi regnanti di fronte allo sguardo di Velasquez, la caducità del nostro esserci, riflesso tra le rime. Questa è l’ambiguità di ciò che si riempie svuotandosi, il viaggio in cui partenza e ritorno coincidono, a mezza via, nel “de-centro” di The Ring of Rhymes, tra la potenza cromatica che invade lo spazio e il potere della luce che, indefinitamente riflessa, ci accoglie nel miracolo di questo luogo.




Autore: Giovanni Lombardini
Curatori: Leonardo Conti
Titolo: The Ring of Rhymes
Durata: 23 febbraio – 5 giugno 2019
Catalogo: In edizione limitata e numerata di 120 esemplari, ognuno contenente un’opera unica di Giovanni Lombardini, cartonato, Edizioni PoliArt Contemporary
Ufficio Stampa: Spaini & Partners
Inaugurazione: Con la musica di Paola Samoggia.

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